Come già spiegato in diverse inchieste, anche a mezzo video, in Italia non possono esistere, e mai esisteranno, le città dei quindici minuti. I motivi sono sempre gli stessi, e non ci vuole mica molto a capirlo, basterebbe (ad esempio), non ascoltare i profeti di sventura ed i professionisti del terrore ed utilizzare il proprio cervello. La conformazione fisica in sé delle città italiane impedisce che esse (salvo raderle al suolo), di poterle rendere fruibili in tutto e per tutto in quindici minuti e pochi metri. In Italia, avere tutto a portata di pochi metri e quindi minuti è di fatto impossibile. Quel tutto significa che nel giro di ottocento metri, quindi ogni ottocento metri, oppure ogni quindici minuti da dove ci si trova, dovrebbe esserci le case, i luoghi di lavoro, di svago, le scuole, un ospedale, i negozi e tanto altro. Non è neppure utopistico, è proprio una grande idiozia. 

Quindi? 

Si corre (ma neppure ovunque e neppure velocemente), e il concetto vale soltanto per i piccoli centri, verso le città cosiddette Smart. Città dove tutto è più accessibile e raggiungibile, dove regnano valori green, dove Il 5G sarà un pilastro fondante di questi centri, ma pur sempre in Italia, dove anche soltanto per rifare una piccola strada o coprire le buche è impresa pressoché impossibile. Alla fine in Italia non vedremo mai una città dei quindici minuti, certamente diversi tentativi di Smart city. Ed uso il termine tentativi non a caso. Un esempio su tutti. Cagliari, gia dal 2020, secondo i dettami del Piano Colao, dove essere una delle prime cinque città italiane modello Smart city. Attualmente (e sono passati più di tre anni), Cagliari non è una smart city, e mai lo diventerà. Il vero pericolo? Lo vediamo domani.

Davide Zedda

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