Con questo editoriale voglio esprimere la mia solidarietà nei confronti della Giudice del Tribunale di Firenze, Susanna Zanda. Che in scienza e coscienza, in totale autonomia, così come prevede la Magistratura, in luglio, sentenziava che “il provvedimento dell’ordine degli Psicologi della Toscana che vieta alla dott.ssa di esercitare la professione di psicologa fino alla sua sottoposizione al trattamento sanitario iniettivo contro il SARS-CoV-2, autorizzando quindi l’esercizio della professione senza sottoposizione allo stesso” ed “in qualunque modalità (sia in presenza che da remoto) alla stregua dei colleghi vaccinati”. 

I fatti 

È il testo del provvedimento cautelare (dunque non definitivo) che Susanna Zanda emetteva, relativamente al caso di una psicologa che nell’ottobre del 2021 era stata sospesa dall’ordine della Toscana poiché non vaccinata. La decisione del giudice è stata fondata su tutta una serie di motivi in base ai quali l’obbligo è sostanzialmente stato ritenuto non adatto al suo fine oltre che lesivo della dignità della persona. La Giudice Zanda metteva dunque nero su bianco che il vaccino non fermava il contagio, dunque qualsiasi green pass e obbligo vaccinale erano inutili e infondati, tanto quanto il provvedimento di sospensione dal lavoro inflitto alla psicologa, il cui ricorso venne accolto dalla Zanda. 

Ora 

La Giudice Zanda (per via di quella sentenza), è stata raggiunta da procedimento disciplinare per “non aver agito secondo correttezza e diligenza”. La Zanda ha invece agito con correttezza e diligenza, proprio perché è certo che i vaccini non fermano il contagio. Viene meno l’indipendenza della magistratura e siamo nuovamente davanti al sistema Stato che difende lo Stato. I consigli di disciplina hanno prima colpito medici e giornalisti, ora anche i magistrati. E c’è chi ieri ha festeggiato la Repubblica. 

Davide Zedda

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